19 - 10 - 2018

 

Partiamo il 16 novembre con i corsi open: Public speaking con Alessandro Lucchini a Milano, Personal branding e gestione della reputazione con Serenella Panaro a Trento.

 

Lunedì, 08 Ottobre 2018

PUBLIC SPEAKING

Tecniche ed esercizi per parlare “con” il pubblico, anziché “in” o “al” pubblico

Partiamo con i corsi open di Palestra: a Milano, il 16 novembre e il 1 dicembre, Public speaking con Alessandro Lucchini. Per comunicare meglio superando la classica “ansia da palcoscenico”. Per parlare in pubblico, o meglio: “con” il pubblico.

16 novembre e 1 dicembre 2018, Milano
Docente: Alessandro Lucchini

Trova il tuo ingrediente segreto e sviluppa la tua formula

Partiamo con i corsi open di Palestra: a Trento, il 16 novembre, Personal branding e gestione della reputazione con Serenella Panaro. Per amplificare la propria visibilità ed esprimersi con la propria voce, generando opportunità per il lavoro e per il business.

16 novembre 2018, Trento
Docente: Serenella Panaro

 

di Chiara Lucchini

Il dialetto in poesia come difesa contro l’invasione della modernità, e in narrativa come compresenza tipica della comunicazione ordinaria. Al cinema, con il neorealismo e la commedia all’italiana. Nella musica, come “dispositivo identitario”. Fino a sbarcare su Internet, dove vengono proposti nuovi modelli di dialetto. Dialetto su manifesti, cartelli e insegne nelle città. E nella pubblicità, anche delle multinazionali.

 

Le competenze tecnico-manageriali classiche continueranno a essere centrali nel mondo del lavoro: sono le cosiddette hard skills, quelle che possono essere descritte efficacemente nel proprio curriculum vitae perché si tratta di conoscenze e abilità fondate attraverso studi, specializzazioni ed esperienze nel settore specifico, imprescindibili per determinati ruoli e carriere. Tuttavia, stanno assumendo sempre più peso le cosiddette soft skills, o competenze trasversali, considerate chiave del successo personale in ogni struttura organizzativa e in ogni settore.

di Chiara Lucchini

Molti anni son passati dagli slogan in lingua padana del machismo bossiano.
Se pensavamo di non poter precipitare oltre, in politica, con il livello dello stile comunicativo, questi mesi ci stanno abituando a ben altri precipizi.
Eppure l’orrore per il sovranismo salviniano, miope, razzista, antieuropeo, strapaesano, non c’impedisce di guardare con curiosità e simpatia al ricco patrimonio dei dialetti italiani, oggetto di questo articolo.

di Chiara Lucchini

In un recente intervento al Salone del libro di Torino, Alessandro Baricco ha raccontato le cose che ha capito essere successe negli ultimi venticinque anni nel suo mondo. Uno: il mestiere di scrivere non è più segreto perché gli scrittori parlano (a volte anche troppo). Due: la civiltà dell’immagine profetizzata trent’anni fa non si è avverata, noi oggi scriviamo molto di più. Tre: l’accesso di un maggior numero di persone alla lettura ha cambiato il consumo e l’editoria.

Dovevano essere sette, inizialmente, le cose che Baricco voleva presentare al Salone del libro per spiegare quello che ha capito degli ultimi venticinque anni. Poi si è messo a lavorare e si è accorto che non ne aveva capite sette. Allora ha pensato a sei, ma non ne aveva neanche sei. Cinque è un bel numero, ma non ne aveva neanche cinque. Alla fine ne ha raccolte tre. Tre sono poche. Sono piuttosto corpose, perché smontano, o almeno sfidano, alcune credenze comuni. Però sono poche.