20 - 10 - 2017


Relazione, linguaggio e umorismo

La ricerca

Intorno alla parola, al concetto di umorismo, vi sono tante definizioni. Pirandello scrive: “nel dichiarare che è difficilissimo dire che cosa sia veramente, perché esso ha infinite varietà e tante caratteristiche che a volerlo descrivere in generale si rischia sempre di dimenticarne qualcuna.” E ancora: “E tutte naturalmente hanno una parte di vero, e nessuna è la vera.” È una sorta di confusione che abbiamo incontrato anche durante il nostro lavoro di approfondimento.

È come se la dinamica umoristica, osservata dall’interno o dall’esterno della scena, offrisse un numero di variabili non categorizzabili. Nell’umorismo Pirandello distingue due categorie logiche e in questo ordine: l’avvertimento del contrario e il sentimento del contrario. Cosa intende?

Un esempio è il primo film Amici miei. Forse non tutti l’hanno visto, ma vale la pena apprezzarlo in tutta la sua sadica comicità. E là dove noi ridiamo - avvertimento del contrario - Pirandello vede un confine. Ridiamo degli innumerevoli scherzi e del risultato comico frutto de il guizzo, in opposizione al congegno ordinato, ma proviamo a metterci nella rabbia dei passeggeri del treno in partenza che si beccano gli schiaffoni.

È la faccia delle vittime delle candid camera, non a caso introdotta nel nostro paese da Nanni Loy, regista del terzo e ultimo film della serie. È il momento in cui alla risata subentra la riflessione sui motivi che ci hanno spinto a ridere. Ecco che, con Pirandello, dall’avvertimento del contrario passiamo al sentimento del contrario. Il sentimento del contrario segna un confine che ci sembra funzionale e utile per il nostro lavoro: invertiamo l’ordine e partiamo dal sentimento del contrario per arrivare all’avvertimento del contrario. Il motto di spirito ci serve non solo per alleviare il dolore o la paura di un paziente, la resistenza di un discente in aula o il clima teso di una riunione, ma per farne un funzionale trampolino di lancio, un umorismo finalizzato a un obiettivo altro. Comunicare con eleganza una cattiva notizia, bloccare con garbo e rispetto un elemento di disturbo senza intaccare il buon clima d’aula, ricondurre una riunione al tema anche se non abbiamo il ruolo riconosciuto e con un leggero spostamento d’attenzione in nostro favore.

Questo è anche il senso della licenza linguistica, del doppio accento, che ci siamo concessi nel titolo del nostro libro, Ribàltàti e contenti, che è stato come sempre la logica evoluzione di questa ricerca.


Il libro

Ribaltati e contenti, il nostro libro sull'umorismo.

Ribàltati per poter ribaltàre ed essere contenti insieme. Ridere insieme favorisce e crea, hic et nunc, relazioni simmetriche basate sull’uguaglianza. Scardina organigrammi e ruoli. Si ride e ci si diverte insieme.

E il divertirsi insieme esclude a priori dal nostro lavoro l’umorismo che fa ridere a discapito di qualcuno, sempre fatte le debite eccezioni. Non solo per una questione etica, cioè per la connotazione sadica che talvolta può assumere: se vogliamo finalizzare il motto di spirito, danneggiare qualcuno è un pessimo punto di partenza.

Lo scopo di questo libro è parlare dell’uso non ordinario dell’umorismo, che rompe la complementarità delle relazioni e le rende più simmetriche.

L’uso ordinario dell’umorismo è quello che ne fa l’arte: è quello che vediamo nel cinema, nel cabaret, che leggiamo nei libri.

Quando parliamo di uso non ordinario dell’umorismo ci riferiamo a quando lo agiamo per far ridere e rilassare l’altro, ma con un obiettivo preciso e diverso: per esempio quello di spostare l’attenzione di una persona che sta male; di sbloccare una situazione di tensione all’interno di una riunione; di riuscire ad abbassare le difese di qualcuno che sta creando un mare di problemi a un gruppo di persone che sta lavorando e andando in una certa direzione. Quindi, un uso dell’umorismo finalizzato a raggiungere un obiettivo.

Qui trovi ulteriori informazioni sul libro.

Qui trovi alcune letture di approfondimento 

 

 


Il corso

Anche questa volta la nostra ricerca è sfociata, oltrechè nel libro, in un percorso formativo utile a sdrammatizzare i drammi nelle organizzazioni. In esso sperimentiamo, attraverso un serrato allenamento pratico, un uso non ordinario dell’umorismo, trasformandolo in un grimaldello per aprire condizioni relazionali chiuse, o bloccate, e raggiungere il nostro obiettivo.

Qui puoi trovare i contenuti del corso; se sei interessato ad approfondire, contatta Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..