Facebook: tu di che taglia sei?
Voyerismo innocuo o pericoloso? puro amarcord?
spirito di ricerca? desiderio di stabilire aggregazioni,
identificazioni, confronti?
Piccola fenomenologia del medium del momento,
ben oltre la foga adolescenziale.
Fiorella Zaggia
«Sarei lieta di conoscere il tuo punto di vista relativo a Facebook, cosa ti ha spinto a iscriverti, come lo utilizzi, se lo utilizzi, cosa ti tiene lontano e perché, come ti sentiresti se per un mese, ad esempio, non potessi collegarti, chattare, leggere i messaggi.»
Ho iniziato così una serie di email che ho inviato prima di riflettere e scrivere questo pezzo, partendo dalla convinzione che i miei amici, quelli veri, lo conoscessero e potessero esprimere qualche commento su FB.
Qui la prima sorpresa.
Raccolgo nelle risposte quasi un “vezzo” nel non esserci.
Una sorta di stupita meraviglia relativa al loro tempo (scarso o che non c’è), per poterlo utilizzare non certo connettendosi a FB.
Ed inoltre, segnalando anche un migliore impiego del tempo stesso, più oculato investendo su contatti in corso e non “rimembrando il passato”.
«Nel tempo libero preferisco incontrare gli amici che ho ora piuttosto che ricostruire vecchi rapporti.»
Autoprotezione? O un “birignao”?
«Se anche non lo utilizzo, vivo bene ugualmente.»
Che sia una questione di fascia d’età? Possibile.
Possibile che siano invece i figli degli intervistati, penso, a immergersi in un mondo dal quale si son tenuti fuori gli “over-anta”.
Altre verifiche, piccoli monitoraggi e così mi rendo conto però che anche tra gli “over” ci sono gli adepti, i presentissimi, gli “io sì” con chiarezza e visibilità simile a quella dei loro figli.
Come lo usano e perché?
Non riesco che a partire da me, come “over”.
Rassicuro il lettore che non ho scelto di trascorrere ogni momento con gli amici ritrovati o generati dal social network e che vi accedo sporadicamente. Sono iscritta in FB, ma con le cautele che indicherò.
Lo ritengo un mezzo sia freddo sia caldo, per ritrovarci con Marshall Mc Luhan, contemporaneamente. In partenza freddo (come una pubblicità): immagine, non tangibile, non interattiva; FB ha lì la tua immagine, ti rappresenta in modo parziale e unidirezionale. Ma FB diventa caldo (come il telefono) se parli, rispondi, accetti amicizia, dialoghi. Altrimenti ripropone staticamente, freddamente, una sola figura, un profilo vuoto, che viene colmato appunto dall’interazione.
Non un mezzo ibrido, ma camaleontico sì.
Un mezzo di questo tempo.
Perciò desidero conoscerlo. Demonizzarlo no, ma nemmeno “crederci” e subirne un’eventuale fascinazione. Usarlo per gioco.
Va apprezzato in funzione dello scopo e della “taglia” che gli attribuisci, ora e non per sempre.
Per me è una S, per molti coetanei dei miei figli, una XL.
Quando mi sono affacciata ho ritenuto di provare un po’ il gusto di guardare dalla serratura: chi c’è, com’è, con chi si collega, chi scrive a chi, chi manca, chi... un voyeurismo innocuo, diffuso non certo soddisfacente.
Questa è la partenza.
Poi un tentativo di ricerca: «chissà chi “indossa” il mio stesso cognome...? vediamo in quanti siamo... dove...».
Stabilire aggregazioni, collegamenti, identificazioni, confronti: altra motivazione iniziale.
Ma ciò che mi ha stupita sono le filiere di fotografie, le figurine, come le ho definite, che, a differenza di quelle Liebig o Panini, non valgono un granché.
L’impressione è che generino questo tipo di considerazione: quante più foto vi sono raccolte, quante si rilevano, raggranellate intorno a un nome, tanto più il soggetto appare che “sia”.
“Sia” come?
conosciuto?
famoso?
rintracciabile?
disponibile?
noto?
letto?
simpatico?
accessibile?
narciso?
esibizionista?
impegnato?
amico di...?
collegabile a...?
utile?
di aspetto gradevole?
divertente?
sportivo?
trendy?
frequentabile?...
... ... ... ... ... ...
... ... ... ... ... ...
Poi ho osservato l’impiego della parola amici, ricorrente nella terminologia con cui FB si presenta alla persona connessa:
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