Lezioni americane

La profezia del web writing nei "six memos" di Italo Calvino

dal libro “Web content management”, a cura di Alessandro Lucchini, Apogeo 2002

Alessandro Lucchini

Se Calvino avesse conosciuto internet
sarebbero state diverse le sue “sei proposte per il nuovo millennio”?
Forse. Ma c’è già molto web in quelle riflessioni.


Le Lezioni americane sono l’ultimo scritto di Italo Calvino. Rimaste incomplete per la sua morte improvvisa, rappresentano il suo testamento culturale. Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità sono i valori della letteratura di ogni tempo, che Calvino suggerisce di portare nel nuovo millennio.
Le connessioni tra Lezioni americane e la scrittura del web sono già state dimostrate da molti. Quelle cinque parole esprimono infatti anche i valori chiave di internet.
Calvino non aveva conosciuto internet, ma forse l’aveva immaginata. Egli parlava di letteratura, ma anche di valori che dovrebbero informare “non soltanto l’attività degli scrittori, ma ogni gesto della nostra troppo sciatta, svagata esistenza”.
In questo capitolo propongo una rilettura delle Lezioni americane alla luce di ciò che il web ci ha insegnato in questi anni.
Ho provato a sostituire nel testo di Calvino la parola “letteratura” a volte con “internet”, a volte con “scrittura”, altre con “comunicazione”. È bastato per riflettere sull’influenza di quei valori nel nostro mestiere di scrittori online.

           Leggerezza
           Rapidità
           Esattezza
           Visibilità
           Molteplicità


LEGGEREZZA

L’informatica. È vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda [...] La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un flusso di informazioni che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici.

È la citazione più usata dagli ingegneri. Ma di un altro tipo di leggerezza c’importa qui.
È un concetto base in Calvino: Il barone rampante, con quel continuo saltare tra gli alberi, Il visconte dimezzato, con quel corpo diviso in due, e Il cavaliere inesistente, con quell’armatura vuota. Leggerezza di linguaggio, di forme, di visioni.

Leggerezza delle immagini

Ci sono invenzioni letterarie che s’impongono alla memoria per la loro suggestione verbale più che per le parole. La scena del Don Quijote che infilza con la lancia una pala del mulino a vento e viene trasportato in aria occupa poche righe nel romanzo di Cervantes [...] ciononostante essa resta uno dei luoghi più famosi della letteratura di tutti i tempi [1].

Un’altra scena grandiosa di leggerezza è in una novella del Decameron di Boccaccio (VI, 9). Protagonista Guido Cavalcanti: passeggiando tra i sepolcri, assorto nei propri pensieri, incontra un gruppo di giovani che vogliono attaccar briga. D’improvviso il poeta

sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fu gettato dall’altra parte, e sviluppatosi da loro se ne andò.

Commenta Calvino:

Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza.

Indimenticabile l’immagine di Cavalcanti che si libera con un salto dal peso di quella compagnia, per di più volteggiando sopra una tomba.
E nel web? Leggerezza delle immagini: che dire di più? Alleggerire le immagini (foto, logo, texture), ridurne le dimensioni, la risoluzione, i dettagli informativi inutili, per rendere più rapido il caricamento delle pagine e non disperdere l’attenzione del lettore.
Curioso, poi, che si usi proprio il testo per alleggerire l’attesa durante il caricamento delle immagini (alt text) [2].

Leggerezza dei paragrafi

La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città.

Togliere peso. Scrivere bene non è tanto mettere, ma togliere. Come nella scultura. Per Michelangelo, nel blocco di marmo la Pietà c’era già: lui doveva solo togliere il superfluo. Anche nel web è questo il lavoro continuo: tagliare, alleggerire, eliminare.
Ecco un brano dal sito di una grande società con una presenza importante nel web: se lo asciughiamo non diventa più efficace? Senza cambiare le parole, solo togliendone (sono sottolineate le parole inutili): da 135 parole (900 caratteri) si scende senza fatica a 79 parole (500 caratteri).

La nuova campagna pubblicitaria, legata al lancio del nostro marchio, rivela che molte cose sono cambiate per Accenture, e non solo il nome. Il nuovo slogan, "La cosa si fa davvero interessante", è un`affermazione di opportunità e sfida. Nonostante gli straordinari cambiamenti legati allo sviluppo delle tecnologie avvenuti nel corso degli ultimi anni, la strada è aperta a nuove incredibili possibilità. Le regole stanno per essere riscritte. Nuovi mercati stanno per essere creati. Una conoscenza profonda e pragmatica dell`odierno mondo economico globale unita alla forza imprenditoriale necessaria per affrontare e seguire le nuove idee che guardano al futuro, saranno gli ingredienti necessari per il successo. "La cosa si fa davvero interessante" è il principio portante che fa di Accenture e della sua eccezionale rete di risorse un fattore essenziale per questo futuro eccitante ma esigente.

Stesso intervento per l’intranet: se dopo una riunione arriva il report, pur già sintetico, prima di pubblicarlo serve un’altra strizzata (sono qui sottolineate le parole inutili). E da 107 parole (800 caratteri) si va a meno della metà: 45 parole (385 caratteri).

Il dottor Rossi riporta in apertura di riunione alcune linee guida della futura attività del Comitato regionale per l’orientamento professionale che, quale organismo funzionale della Regione, risulta essere pienamente qualificato allo svolgimento del programma della Giunta. In questo contesto, al fine di valutare collegialmente le proposte di riassetto organizzativo, il dottor Rossi sottolinea anche l’esigenza di effettuare al più presto una dettagliata analisi di tutte le eventuali sovrapposizioni, sia di funzioni sia di persone, risultanti dalle proposte già inviate alla segreteria generale dai direttori generali. Questo passaggio, in futuro, consentirà all’unità operativa organizzazione e personale di intervenire adeguatamente per una migliore e più puntuale definizione degli incarichi.

Internet impone la brevità. Senza preconcetti, però: non è vero che nel web la gente cerca solo pillole d’informazione. Anzi, se c’è qualità anche la quantità è apprezzata. Ma solo ai livelli profondi dell’ipertesto: ai primi livelli - titolo, sommario, paragrafo con la notizia essenziale - occorre un gran lavoro di lima, alla ricerca dell’espressione più semplice e forte. Per questo le indicazioni per i web writer sono così meticolose:

- titolo: 40-50 caratteri
- catenaccio: 200-250 caratteri
- testo: 1200 caratteri, divisi in 3 paragrafi da 300-400 caratteri ciascuno, con titoli dei paragrafi da 40/50 caratteri
- didascalie: 1 per ogni immagine, 30-40 caratteri ciascuna

Leggerezza per la usabilità

L’americano Jakob Nielsen, personaggio carismatico del web writing e del web-pensiero, ha costruito su questo concetto uno dei suoi famosi test di usabilità [3]. Fissato a zero l’indice di usabilità di un brano con 63 parole, l’indice sale al 58% se il testo si riduce della metà, mentre sale solo al 47% se si usa lo scannable layout (impaginazione leggera, con spaziature, punti-elenco, grassetti…), e solo al 28% se si usa un linguaggio sobrio, senza ridondanze [4].
Tagliare, dunque: il primo requisito della usabilità è proprio la leggerezza dei paragrafi. Stessa convinzione nell’irlandese Gerry McGovern, famoso opinionista del web:

Un giorno George Orwell scrisse: “Se puoi tagliare una parola, tagliala sempre”. Il web è il mondo dei lettori impazienti. La gente scorre le pagine alla ricerca dei concetti importanti. [...] Il tempo è la nostra risorsa più scarsa. Meno tempo abbiamo, più la nostra attenzione si riduce. Scrivi in modo semplice, con titoli, sommari, frasi e paragrafi brevi. Vai al punto. Poi fermati [5].

Lo diceva anche Hemingway: i sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi.

Tutto quel che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L’importante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché non la conosce, allora le lacune si noteranno [6].

Leggerezza delle parole

Per Calvino il linguaggio letterario

... è contraddistinto da tre caratteristiche: 1) è leggerissimo; 2) è in movimento; 3) è un vettore d’informazione.

E cita ancora Cavalcanti, poeta della leggerezza:

In alcune poesie questo messaggio-messaggero è lo stesso testo poetico: nella più famosa di tutte, il poeta esiliato si rivolge alla ballata che sta scrivendo e dice: “Va tu, leggera e piana / dritt’a la donna mia”.

Un verso di dieci parole, una sola con più di due sillabe. Tra i meriti delle parole corte (partire, anziché allontanarsi; rapido, anziché tempestivo), oltre alla semplicità c’è la leggerezza.
Anche nel web gli spazi limitati suggeriscono parole brevi. Specie nei microcontent [7]: titoli, link, parole chiave, testi nascosti che appaiono sfiorando il link. Tutte parole brevi, parole forti. Sfiorando “Help”, per esempio, meglio “Come navigare nel sito”, che “Indicazioni funzionali alla navigazione nelle varie sezioni del sito”.
Parole leggere sono anche quelle che esprimono un senso di leggerezza.

Ma che ci fanno ancora tanti scrittori chiusi nella torre d`avorio della letteratura pura e incontaminata?
La contaminazione dei linguaggi, dei generi e delle conoscenze è ariosa e, qualche volta, esilarante.
Venite a respirarne un po` con me. www.carmencovito.com

Leggerezza dello stile

Gentile Chiara Lupi,
in merito alla sua segnalazione, la informiamo di aver effettuato un controllo sul suo conto corrente. Le comunichiamo che l’estratto conto risulta corretto. Da parte nostra, desideriamo rassicurarla che non è avvenuto alcun errore di calcolo. Le ricordiamo che i “prezzi movimenti” sono i prezzi medi di carico implementati delle commissioni bancarie. La invitiamo a rivolgersi alla sua filiale di riferimento per ogni ulteriore informazione.
Con l’occasione le porgiamo cordiali saluti.

74 parole in questa e-mail di una banca, almeno un terzo delle quali inutili. Forse per annacquare la risposta negativa e non far irritare il cliente, ottenendo proprio l’effetto opposto. Invece un tono sobrio e cordiale fa accettare anche una cattiva notizia.
E le formule di apertura nelle e-mail? egregio, gentile, caro? e i saluti? distinti, cordiali, migliori? Difficile adottare regole generali [8]. La mia è: saluto il lettore come lo saluterei a voce, cercando di trasmettere calore e simpatia.


RAPIDITÀ

L’imperatore Carlo Magno si innamorò d’una ragazza tedesca. I baroni della corte erano molto preoccupati vedendo che il sovrano, tutto preso dalla brama amorosa, e dimentico della dignità regale, trascurava gli affari dell’Impero. Quando improvvisamente la ragazza morì, i dignitari trassero un sospiro di sollievo, ma per poco: perché l’amore di Carlo Magno non morì con lei. L’imperatore, fatto portare il cadavere imbalsamato nella sua stanza, non voleva staccarsene. L’arcivescovo Turpino, spaventato da questa macabra passione, sospettò un incantesimo e volle esaminare il cadavere. Nascosto sotto la lingua morta egli trovò un anello con una pietra preziosa. Dal momento in cui l’anello fu nelle mani di Turpino, Carlo Magno si affrettò a far seppellire il cadavere, e riversò il suo amore sulla persona dell’arcivescovo. Turpino, per sfuggire a quell’imbarazzante situazione, gettò l’anello nel lago di Costanza. Carlo Magno si innamorò del lago e non volle più allontanarsi dalle sue rive.

Un’antica leggenda francese apre la seconda lezione. Incantano il lettore la catena di avvenimenti, il vecchio che s’innamora della giovane, l’ossessione necrofila e omosessuale, infine quella per il lago. Ma la vera forza è nell’essenzialità del racconto, ridotto a un rapida sequenza d’immagini.

Rapidità di visione

Senti la rapidità testo/immagine in questo brano, e vedi come l’immagine ti si compone rapida davanti agli occhi.

La collina non era tonda. Dietro perdeva la sua inappuntabile perfezione. Si allungava in una specie di gobba che degradava torcendosi dolcemente fino a unirsi alla pianura. In mezzo c’era una valle stretta, chiusa, invisibile se non da là sopra o da un aeroplano.
Con la creta sarebbe facilissimo modellare quella collina. Basta fare una palla. Tagliarla in due. Una metà poggiarla sul tavolo. Con l’altra metà fare una salsiccia, una specie di verme ciccione, da appiccicare dietro, lasciando al centro una piccola conca [9].

Ti viene voglia di farla, quella mezza palla con la salsiccia dietro. Come ti viene voglia di cliccare su un link se intravedi un’informazione utile. Spesso invece arrivi a una pagina con altri link: se cerchi questo clicca qui, se cerchi quest’altro clicca qui. Nel nome della brevità si commettono errori ben più gravi, finendo per rallentare la navigazione e perdere il lettore. Rapidità è anche imporre al lettore pochi click per arrivare all’informazione [10].

Rapidità di pensiero

Se il discorrere circa un problema difficile fosse come il portar pesi, dove molti cavalli porteranno più sacca di grano che un caval solo, io acconsentirei che i molti discorsi facessero più che un solo; ma il discorrere è come il correre, e non come il portare, ed un caval barbero solo correrà più che cento frisoni.

È di Galileo, nel Saggiatore, l’immagine del cavallo per indicare agilità, economia e fantasia come le qualità di un buon pensiero. La velocità mentale è un valore che dà piacere per se stesso, prima che per la sua utilità. Un ragionamento veloce non è sempre migliore di uno più profondo, ma ha qualcosa di speciale:

Non si tratta di arrivare prima a un traguardo stabilito; al contrario, l’economia di tempo è una buona cosa perché più tempo risparmiamo, più tempo potremo perdere.

Rapidità di ritmo

In un articolo sul Corriere della Sera il linguista Giorgio De Rienzo presenta uno studio sullo stile di Calvino, classificando le parole più frequenti: molti verbi, pochi aggettivi, e un formidabile effetto velocità [11].
I verbi danno ritmo alla frase, esprimono azioni e sentimenti in una sola parola.
Nel web i verbi indicano anche le azioni più importanti: clicca, vai, torna, scarica, accedi, registrati, contatta, rispondi. Addirittura all’imperativo, ma senza quel tono perentorio che avrebbe sulla carta.
Oppure all’infinito. Come nell’Amleto di Shakespeare (essere o non essere, sopportare, desiderare, morire, dormire, sognare…). Facile e musicale (-are, -ere, -ire), l’infinito sa esprimere nel web concetti complessi, a volte intere sezioni di un sito, a volte i servizi centrali di un’azienda [12].
Oltre ai verbi, il ritmo è dato dalla punteggiatura [13].
Un punto e a capo, con una riga in mezzo, dà l’effetto salutare di una pausa. Una virgola messa o tolta può mettere o togliere energia a una frase. Il punto e virgola va limitato perché annebbia i contorni tra i concetti. Evviva i due punti: annunciano, promettono, spiegano ciò che segue, risparmiando quei fiacchi cioè, in particolare, di conseguenza. I puntini di sospensione, allusivi, ammiccanti… sanno rallentare quando occorre. Il punto esclamativo si spreca nel web (gratis! scarica qui! provalo subito!). Il punto di domanda è spesso adatto ai titoli (Sai tutto sull’Euro? Dove andiamo stasera?), e alle formule di apertura o di chiusura: sa aprire una relazione con il lettore, come nelle Faq (Frequently asked questions) [14].

Rapidità d’informazione

Right to the point, subito al punto. Far capire subito il concetto. Come? Con titoli, sottotitoli e abstract, combinazione che deve contentere tutto il nocciolo dell’informazione. Con la piramide invertita, ossia la conclusione del ragionamento messa all’inizio [15]. Con i link. Con i link title, quelle finestre che si aprono sfiorando i link. E nelle e-mail con l’oggetto: 40 caratteri pieni d’informazione, decisivi per farsi leggere. Forma asciutta ed esplicita. Non “urgente”, ma il motivo dell’urgenza. Non “comunicato”, ma il titolo del comunicato. Non “invito”, ma “invito presentaz. ricerca web content”.
Ma per arrivare subito al punto occorre soprattutto rapidità del racconto. Pensiamo alla fiaba: sobria, essenziale, senza dettagli inutili. O alla barzelletta, che funziona solo se i ritmi sono giusti. Così va scritta una case history, che si addice molto al web per la sua capacità di identificazione autore/lettore. Purché rispetti i ritmi della narrazione: problema, soluzione, risultati ottenuti, tempi e costi. L’effetto dipenderà molto dal ritmo della concatenazione.

Rapidità di movimento

La rapidità e la concisione dello stile piace perché presenta all’anima una folla d’idee, così rapidamente succedentesi, che paiono simultanee, e fanno ondeggiare l’anima in una tale abbondanza di pensieri, o d’immagini e sensazioni spirituali, ch’ella o non è capace di abbracciarle tutte, e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio, e priva di sensazioni. [...] L’eccitamento d’idee simultanee può derivare e da ciascuna parola isolata, o propria o metaforica, e dalla loro collocazione, e dal giro della frase, e dalla soppressione stessa di altre parole o frasi.

Qui Calvino cita Leopardi (Zibaldone) e anticipa l’ultima lezione, Molteplicità:

La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura; tutte qualità che s’accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all’altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte.

Potrebbe concentrarsi qui il dibattito sui link: meglio usare solo link interni, per rendere dinamica la lettura? o anche link esterni, che esplodono l’informazione ma fanno perdere il lettore? va ricercata la permanenza del lettore nel sito o la sua soddisfazione?
I più illuminati seguono Calvino. Anche un sito aziendale deve promuovere le divagazioni, se utili, ma senza costringere il lettore a percorsi tortuosi. Se sarà soddisfatto, tornerà. La libertà è insita nell’ipertesto: non si può gestirla con la forza.

Rapidità e lentezza

Ho scelto come mio motto l’antica massima latina Festina lente, affrettati lentamente [...] La riuscita sta nella felicità dell’espressione verbale, che in qualche caso potrà realizzarsi per folgorazione improvvisa, ma che di regola vuol dire una paziente ricerca.

L’elogio alla rapidità non esclude il valore opposto, la lentezza. La felice rapidità di un’espressione suona come un colpo di genio, ma è sempre frutto di un lavoro paziente: prova, riprova, taglia, sposta, misura.
Rapidità e lentezza insieme, dunque, nello stile, come nel metodo: si scrive più veloce dopo un accurato lavoro di progettazione. Apposta si dice “costruire ipertesti”, non “scrivere”. Come una casa: si disegnano la struttura, i muri portanti, e poi i particolari, prima di prendere calce e cemento [16].
Sul rapporto tra rapidità e lentezza, Calvino chiude con una leggenda cinese.

Tra le molte virtù di Chang-Tzu c’era l’abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno d’un granchio. Chang-Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni di tempo e d’una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato. «Ho bisogno di altri cinque anni», disse Chang-Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni, Chang-Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto.


ESATTEZZA

Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose:
1) un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato;
2) l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; [...]
3) un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione.

Progetto, immagine e linguaggio: i tre aspetti dell’esattezza per Calvino. Saltando qui l’immagine, a cui è dedicato il prossimo punto (Visibilità), ci concentriamo sugli altri due. Partendo dall’ultimo.

Esattezza di linguaggio

Perché sento il bisogno di difendere dei valori che a molti potranno sembrare ovvi? [...] mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile. Non si creda che questa mia reazione corrisponda a un’intolleranza per il prossimo: il fastidio peggiore lo provo quando sento parlare me stesso. Per questo cerco di parlare il meno possibile, e se preferisco scrivere è perché scrivendo posso correggere ogni frase tante volte quanto è necessario.

Non un atteggiamento aristocratico, ma un’autocritica sui pericoli di un uso dissennato del linguaggio.
“Correggere ogni frase tante volte quanto è necessario” è essenziale anche nel web, dove siamo indotti spesso a scrivere in fretta e male. Una notizia poco curata, uno spunto d’interazione maldestro, una e-mail distratta possono costare molti malintesi.
Dopo la rapidità, dunque, ecco riproposto l’elemento tempo come condizione per il linguaggio preciso.
Su questo i grandi scrittori hanno molto dibattuto. Dostoevskij scrisse Delitto e castigo in un paio di mesi: immagino non stesse tanto a sottilizzare. Stendhal buttò giù Il rosso e il nero in tre settimane: “Voglio che i miei romanzi – diceva - si scrivano e si leggano come un articolo di giornale. Non m’importa dello stile. M’importa solo di quello che dico”.
Al contrario, Vladimir Nabokov: “Lo stile e la struttura sono l’essenza di un testo.”. Così pure Manzoni, con quel logorìo trentennale su un manoscritto del Seicento. E Flaubert: “Qualunque sia la cosa che si vuol dire, esiste un solo sostantivo per descriverla, un verbo per animarla e un aggettivo per qualificarla. E bisogna cercare, e cercare, finché si trova quel sostantivo, quel verbo, quell’aggettivo”.
Anche l’avverbio ha un ruolo centrale nell’esattezza. Sentiamo Stephen King:

Gli avverbi sono parole che modificano verbi, aggettivi o altri avverbi. [...] Gli avverbi, come la forma passiva, devono essere un’invenzione dello scrittore timido [...] Con gli avverbi lo scrittore ci dice che ha paura di non essere abbastanza chiaro, di non trasmettere nel modo migliore il concetto o l’immagine. Consideriamo la frase “Chiuse la porta saldamente”. Chiedetevi se “saldamente” è proprio indispensabile [...] è come i denti di leone: ne avete uno nel prato di casa vostra, è grazioso e unico. Se non lo estirpate, però, il giorno dopo ne trovate cinque… cinquanta il giorno dopo ancora… e poi, fratelli e sorelle, il vostro prato sarà totalmente, completamente e dissolutamente coperto di denti di leone. A quel punto li vedrete per quelle erbacce che sono in realtà, ma a quel punto sarà - ARGH!! - troppo tardi [17].

La crociata di King contro gli avverbi si concentra nei dialoghi.

“Mettilo giù!” gridò lei.
“Ridammelo”, supplicò lui, “è mio.”
“Non siate sciocco, Jekyll”, disse Utterson.

in queste tre frasi, “gridò”, “supplicò” e “disse” sono verbi che qualificano il parlato.
Ora osservate queste correzioni di dubbio gusto:
“Mettilo giù!” gridò lei minacciosamente.
“Ridammelo”, supplicò lui angosciosamente, “è mio.”
“Non siate sciocco, Jekyll”, disse Utterson sdegnosamente.

Le ultime tre frasi sono tutte più deboli delle precedenti.

Conclude King:

Ci sono scrittori che cercano di aggirare la norma antiavverbio usando un sinonimo di “dire” pompato di steroidi. Il risultato è noto a tutti i lettori di pulp fiction o letteratura di largo consumo:
“Metti giù quella pistola, Utterson!”, crocidò Jekyll.
“Non smettere più di baciarmi!” ansimò Shayna.
“Maledetto burlone!” ciangolò Bill.

Non fatelo. Pietà, oh, pietà. La miglior forma espressiva per chi parla è “disse”.

Esattezza di forma

L’accenno ai dialoghi ci porta a un’altra osservazione: è forte nel web la seduzione del written speech, il “discorso scritto”.
Ti forwardo una mail con attachment, droppala se non ti serve, ma replyami please.
Tono gergale, anglicismi ovunque, e uno scempio all`ortografia: Cara Paollo, impossible tgrovart al tel; attendo newss. Cia. Ma un errore è libertà: una catena di errori è sciatteria.
Davanti a un congiuntivo maldestro, o a una virgola tra soggetto e verbo, un brivido percorre la schiena del lettore. La correttezza non è formalismo, è qualità. Ottimi contenuti perdono valore se gravati da un linguaggio volgare o da errori ortografici [18].

Esattezza d’informazione

Precisione, affidabilità delle fonti, coerenza tra il titolo di un link e la sua destinazione. Torna alla mente l’ABC del giornalista: accuratezza, brevità, chiarezza. Controllare le informazioni alla fonte ufficiale, controllare le cifre, i nomi, le date e i luoghi in cui si sono svolti i fatti.
A volte queste regole possono saltare, a vantaggio della tempestività: un cambio di vertice aziendale, un’acquisizione, un accordo sindacale. Se l’ora è tarda e i giornalisti attendono, il comunicato va lanciato subito via e-mail e pubblicato nel sito, anche a rischio di qualche imperfezione. Ma sono casi rari.
Né si tratta solo di giornali: l’inserimento di un link in una pagina web o in una e-mail attira l’attenzione del lettore, e merita perciò la massima cura. Ancora troppi link rimandano alla home page, anziché alla pagina in cui si trova l’informazione specifica. Oppure sono inseriti e mai più aggiornati: i naturali flussi di aggiornamento delle pagine web li rendono inutili e frustranti per il lettore.

Esattezza di traduzione

Un po’ d’inglese lo sappiamo tutti, e tendiamo ad arrangiarci con la traduzione.
Fuori dal web questo ha già prodotto molti effetti comici, come il cartello del pub norvegese: “Ladies are requested not to have children in the bar”; o dello studio medico romano: “Specialist in women and other diseases”.
Nel web l’agguato dello strafalcione è ancora più pesante. Recente il caso del sito di palazzo Chigi, rivelato da Sebastiano Messina su Repubblica:

Dopo aver trasformato palazzo Chigi in un’impresa, Berlusconi ha messo l’inglese su Internet. Purtroppo è una tragedia. L’inglese del sito del governo è un pasticcio comico [...] E non in una pagina secondaria, ma nelle biografie ufficiali dei ministri. [...] Il professore Augusto Del Noce è diventato August of the Walnut, grazie all’inedita traduzione del cognome. Il ministro dell’innovazione, Lucio Stanca, risulta amministratore dell’università milanese Mouthfuls, nome che nasconde la traslazione fin troppo letterale del sostantivo gastronomico bocconi. [...] Non viene risparmiato nemmeno il ministro Ruggiero, uno che l’inglese lo conosce alla perfezione. Il sito del governo, per dire che ha lavorato a un certo Fondo, usa la parola bottom, che sarebbe inequivocabilmente il fondoschiena [19].

Naturalmente quando i lettori si sono precipitati nel sito per controllare hanno letto “File not found”: le pagine erano state oscurate.

Esattezza di progetto e di struttura

L’esempio più significativo d’una battaglia con la lingua per catturare qualcosa che ancora sfugge all’espressione è Leonardo da Vinci: i codici leonardeschi sono un documento straordinario d’una battaglia con la lingua, una lingua ispida e nodosa, alla ricerca dell’espressione più ricca e sottile e precisa...

Molti manoscritti di Leonardo, osserva Calvino, sono la prova

dell’investimento di forze che egli metteva nella scrittura come codice conoscitivo, e del fatto che - di tutti i libri che si proponeva di scrivere - gli interessava più il processo di ricerca che il compimento di un testo da pubblicare.

Siamo all’significato di esattezza: “un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato”.
Essenziale nel web: una progettazione accurata del sito permette al lettore di muoversi bene e trovare quel che cerca senza perdersi.
La Rete si percorre in modo volontario. Il lettore ha una posizione privilegiata, la consapevolezza costante della propria scelta, la forza di giudicare i messaggi che riceve e di evitare quelli che non lo soddisfano.
Questa centralità del lettore impone allo scrittore una nuova disciplina. Non gli basta mettersi davanti al computer e scrivere: deve prima fare un progetto, con grande rigore. Saper condurre il lettore nei meandri dell’ipertesto significa coniugare libertà e rigore, essenzialità e completezza, e richiede una struttura chiara e riconoscibile [20].

Esattezza di espressione

Per mancanza di moneta divisionale i pazienti solventi sono pregati di presentarsi allo sportello muniti della suddetta.

Dice così il cartello alla cassa di un ospedale romano. Migliaia di persone passano di lì ogni giorno, e se arrivano senza spiccioli si sentono urlare: “Non sa leggere?”
Lo stesso nel web. Un titolo nel sito di un ente pubblico dice:

Monitoraggio e controllo sull’applicazione del D.Lgs. n. 626/1994

Orrende già sulla carta, frasi così andrebbero espulse dal web.
L’oscurità della lingua scritta è ancora più pesante alla luce di un dato statistico: solo il 22,4% degli italiani ha un diploma di scuola media superiore o una laurea, mentre il 47% (quasi 30 milioni di persone) ha frequentato al massimo la quinta elementare.
Lo dice il censimento Istat del 1991. Forse i dati del nuovo censimento saranno migliori. Ma ancora molti milioni di italiani non capiranno il telegiornale, o la prima pagina dei quotidiani; non parliamo delle circolari dei ministeri.
Le indicazioni più utili a questo proposito sono nel Dizionario di base di Tullio De Mauro, che raccoglie le 7000 parole che quasi tutti conoscono: si può scrivere bene e farsi capire usando solo quelle [21].
Altre indicazioni sono nel Manuale di stile, nato nel 1997 per semplificare il linguaggio della pubblica amministrazione: con molti esempi pratici, il libro mette a confronto il linguaggio oscuro e burocratico con uno stile semplice e chiaro, fatto di periodi brevi e lineari, di parole semplici e concrete, di pensieri scanditi per punti, di verbi in forma attiva, senza paroloni e parole straniere inutili [22].

Abbattere il paravento giuridico

Oltre a una guida per semplificare i testi sul piano lessicale e sintattico, il Manuale di stile fornisce consigli relativi al linguaggio giuridico, per ispirare i futuri redattori di leggi. Da secoli il “paravento giuridico” fa scrivere ai burocrati obliterare anziché timbrare, nulla osta anziché permesso, ammenda anziché multa.
Già li sento qui, i sacerdoti del cavillo, bollare d’inesattezza queste semplificazioni: “Una multa non è un’ammenda. Un nulla osta non è un permesso. La proprietà del linguaggio giuridico è un bene prezioso, non si spazza via così”.
Ah sì? anche firmare in calce è più prezioso che firmare in fondo?
Allora perché ce la prendiamo con le banche e con i loro impenetrabili estratti-conto? o con le assicurazioni, e con l’antico equivoco del “premio”? (è ciò che ricevi se sei stato bravo o ciò che devi pagare tu per avere la polizza?)
Quando siamo noi i destinatari, non pretendiamo che il messaggio sia comprensibile? e non ci irritiamo per i paragrafi gravati da citazioni di norme e regolamenti?
Per troppo tempo il paravento dell’esattezza formale è stato usato per evitare la responsabilità di una comunicazione semplice e trasparente.
Gli amministratori più illuminati stanno abbattendo quel paravento [23].


VISIBILITÀ

Se ho incluso la Visibilità nel mio elenco di valori da salvare è per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facoltà umana fondamentale.

Pericolo di perdere la facoltà visiva? nella società dell’immagine? quando ogni informazione deve avere il ritmo di uno spot?
Quel brano fa pensare che Calvino non si guardasse molto intorno.
Di lì a qualche anno sarebbe arrivato il web, strumento visivo per eccellenza: le parole sposano gli spazi, le forme e i colori, scorrono in una riga come nella vetrina di un negozio, diventano immagini, e con il movimento cambiano tono, espressione, a volte anche significato.

Visibilità della scrittura

È il nuovo modo di leggere che condiziona il nuovo modo di scrivere.
Nel web non si legge: si esplora [24]. La pagina si scorre come una mappa, come un paesaggio visto dall’alto, con gli occhi che rimbalzano su e giù alla ricerca di qualcosa di utile. Forse per questo è nata quell’orribile parola, usability, e il lettore è definito user. Sono i titoli a colpirlo, le immagini, i colori, le parole in grassetto, i link.
Questo modello di lettura (che non è poi esclusivo del web [25]), ha reso gli elementi grafici parte integrante della scrittura. Nel web caratteri, forme, dimensioni, colori, posizioni vanno concepiti insieme con il testo.
Lo scrittore non può più pensare in bianco e nero: deve imparare a scrivere in termini visivi; dev’essere garante non solo delle parole, ma dello spazio in cui abiteranno, e del filo di senso e di memoria che le unirà anche dopo due o tre click; dev’essere responsabile di ciò che vedrà il lettore, o che, al contrario, non riuscirà a vedere [26].

Visibilità e suggestioni artistiche

Chiesero un giorno a Hemingway: “Quali sono i suoi precursori letterari, gli autori da cui ha imparato di più?”. Risposta:

Mark Twain, Flaubert, Stendhal, Bach, Turgenev, Tolstoj, Dostoevskij, Cechov, Andrew Marvell, John Donne, Maupassant, il vecchio Kipling, Thoreau, il capitano Marryat, Shakespeare, Mozart, Quevedo, Dante, Virgilio, Tintoretto, Hieronymus Bosch, Brueghel, Patinier, Goya, Giotto, Cézanne, Van Gogh, Gauguin, San Juan de la Cruz, Góngora… Ho fatto il nome di alcuni pittori, perché ho imparato a scrivere più da loro che dagli scrittori [27].

Il web design è una disciplina nuova, ma parole e immagini si sono incontrate spesso nel passato: dalla pubblicità alle avanguardie del primo ‘900, da Picasso al liberty, su su fino ai codici miniati del medioevo [28].
Un’esperienza interessante per i web writer è quella di Teresa Ciulli, artista eclettica, pittrice, scultrice e scrittrice. Sentiamo un suo pensiero sulla funzione visiva delle parole, che genera poi un effetto di concretezza e di tangibilità molto utile alla scrittura.

Siamo tutti allo stesso tempo esperti ed inesperti riguardo a come si scrive una lettera d`amore. Io un giorno ne ho scritta una che ha cambiato il corso della mia vita. [...] Le parole su cui confidavo di più per esprimere e trasmettere all`altro l`importanza e la felicità dei miei sentimenti, mi sembravano subito sciuparsi sul foglio. [...] Questo mi ha portato a sollevarle fisicamente, materialmente: ritagliandole e appoggiandole alla parete del foglio con alcuni sostegni di carte colorate. Le parole avevano così un corpo, e una pelle, e il destinatario di quella lettera le avrebbe potute toccare. Volevo anche che quel destinatario riuscisse a immaginare la traiettoria che descrive nella mente - o nell`anima? - una parola prima di andarsi a poggiare sulla punta della lingua, sui polpastrelli della mano o sul ciglio del padiglione dell`orecchio [29].

Visibilità degli effetti linguistici

Una lettera dell`alfabeto greco, la chi, si scrive come una X e dà origine a una figura retorica, il chiasmo, ossia incrocio. È la disposizione dei termini di una frase in ordine inverso rispetto a quelli della frase precedente. In poesia, scrivere

miglior  vita
giorni
sereni

fa cogliere subito l`incrocio: legame grammaticale (vita e giorni sono sostantivi, miglior e sereni aggettivi) e semantico (vita e giorni sono porzioni di tempo, miglior e sereni qualità).
Anche una compagnia di assicurazioni scrive il proprio motto in forma chiastica:

Alleanza assicura
e semplifica la vita

I quattro punti si uniscono nel centro, creando un`immagine di forte richiamo visivo.
Ancora più forte questo effetto nel web, dove l’energia visiva cattura lo sguardo del lettore su un titolo, su un banner, su un link.

Vuoi risparmiare?
Acquista su MSN Shopping    www.msn.it

PaschiinAzienda
corporate
banking    www.mps.it

Terzo millennio
anno
primo    www.ansa.it

Visibilità non è dunque solo grafica, colori, caratteri, ma anche spazialità, geometrie, disposizione delle parole per cercare un effetto. Anche per questo è utile studiare la retorica: non stile ampolloso e ridondante che copre la pochezza del contenuto, ma repertorio prezioso di tecniche dello scrivere e del pensare [30].

Visibilità: uovo o gallina?

Mi pare che in questa situazione il problema della priorità dell’immagine visuale o dell’espressione verbale (che è un po’ come il problema dell’uovo o della gallina) inclini decisamente dalla parte dell’immagine visuale. [...] Nell’ideazione di un racconto la prima cosa che mi viene alla mente è un’immagine che per qualche ragione mi si presenta come carica di significato, anche se non saprei formulare questo significato in termini discorsivi o concettuali. Appena l’immagine è diventata abbastanza netta nella mia mente, mi metto a svilupparla in una storia.

Qui Calvino si sbilancia dalla parte dell’immagine. Ma subito riequilibra.

Nello stesso tempo la scrittura, la resa verbale assume sempre più importanza; direi che dal momento in cui comincio a mettere nero su bianco, è la parola scritta che conta; prima come ricerca d’un equivalente dell’immagine visiva, poi come sviluppo coerente dell’impostazione stilistica iniziale, e a poco a poco resta padrona del campo.

Qualcosa del genere anche nella storia del web. Dopo l’era dei tecnologi (gli anni 1993/96), in Italia è stata l’era dei designer (1996/99): sotto con le animazioni in Flash, tutti a studiare la psicologia dei colori, i web designer come nuovi dèi.
Poi un giorno Nielsen dice che il web design ha i giorni contati, perché la mobile ubiquity c’impone nuove regole, i palm devices vogliono schermi miniaturizzati, con testo scarno e grafica minimalista [31].
Perentoria come sempre, l`affermazione lascia però il segno. Torna il consenso sui presupposti originari del web: attualità, semplicità, contenuti ben selezionati e buona interattività. Lo testimonia Gerry Mc Govern in un recente articolo dal titolo chiarissimo: “Che cosa ci insegna il fallimento della banda larga”:

Gli utenti vogliono siti funzionali, con pagine che si scaricano rapidamente, informazioni comprensibili e ben organizzate, motori di ricerca efficaci, processi di acquisto semplici e sicuri, e tutto questo non ha bisogno della banda larga. Un sito web che funziona deve vivere delle competenze editoriali di persone che sappiano scrivere e organizzare i contenuti [32].

L’ipotesi della rivincita del testo ha un certo fascino per gli scrittori. Una ricerca della Stanford University dimostra che nei giornali online
- il 92% dei lettori si concentra su titoli e articoli
- il 64% sulle foto
- solo il 20% su schede e grafici [33].

Visualizzare le parole, verbalizzare le immagini

Il problema comunque non è stabilire se conta più l’immagine o la parola. Non c’importa di chi sia il primato. C’importa trovarne la relazione migliore.
Dice Umberto Santucci, esperto di comunicazione visiva:

Il linguaggio verbale, parlato o scritto, è lo strumento più raffinato che l`uomo ha per comunicare. Genitori e insegnanti impiegano molto tempo e molte energie per insegnare ai piccoli a parlare, leggere e scrivere. Nelle scuole elementari e in alcune scuole secondarie si fanno corsi di disegno, e in alcuni casi di fotografia e video. Ma normalmente un lavoro specifico sulla combinazione fra parola e immagine non si fa, anche se poi nella vita quotidiana siamo continuamente immersi in un miscuglio di parole, immagini e suoni.

Santucci propone di ridurre i conflitti tra i due elementi, arrivando a “visualizzare le parole” e “verbalizzare le immagini”.

Gli ipertesti ci permettono di strutturare le nostre informazioni, di creare menu che ne visualizzano l`organizzazione gerarchica, di saltare da una parte all`altra come se volassimo sopra un testo, abbassandoci a cogliere le informazioni che ci interessano. Le mappe informative visualizzano queste strutture [34].

Una conciliazione tra parola e immagine a cui arriva anche Calvino:

Il mio procedimento vuole unificare la generazione spontanea delle immagini e l’intenzionalità del pensiero discorsivo. Anche quando la mossa d’apertura è dell’immaginazione visiva che fa funzionare la sua logica intrinseca, essa si trova prima o poi catturata in una rete dove ragionamento ed espressione verbale impongono anche la loro logica.

Visibilità del linguaggio sensoriale

Tutto ciò fa riflettere sulla capacità del linguaggio di sollecitare i sensi. La programmazione neuro-linguistica (PNL) studia come le persone percepiscono le informazioni attraverso i canali visivo, auditivo e cenestesico (quest’ultimo legato a olfatto, gusto e tatto), e come usano il linguaggio in relazione alle prevalenze di questi canali nella loro sensibilità [35].
Dei tre linguaggi, il più potente è il visivo.

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e golfi, a seconda dello sporgere e rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a restringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un`ampia costiera dall`altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all`occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa e l`Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l`acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.

Sul piano narrativo l`inizio dei Promessi sposi è noioso, ma sul piano linguistico è un capolavoro, forse proprio per la sua forza visiva: corso e figura di fiumea destradall`altra partesensibile all`occhio… Un quadro, una cartolina, o una ripresa cinematografica.
Una forza visiva che la scrittura del web si sforza di esprimere in ogni ambito possibile di descrizione o di evocazione.
Una banca visualizza la metafora della navigazione:

Navighi in rete? Approda in banca toscana da casa, dalla sede di lavoro o da qualsiasi postazione internet.
www.bancatoscana.it/privati/internet_banking.htm

Un’azienda cosmetica visualizza la confezione di un profumo:

I contrasti tra le curve purissime e femminili, la chiarezza dei bordi perfettamente ritagliati cambiano il flacone in un prisma luminoso, un`autentica opera d`arte. La trasparenza del vetro dà tutta la sua forza alla luminosità del profumo. Poeme, un breve attimo di vita captato dalla luce.

Sono visivi i titoli di molte sezioni di siti (in primo piano, focus, overview); visivi i verbi delle azioni (scopri, cerca, trova); visivo il termine portale, che richiama l’ingresso delle chiese con le storie dei santi scolpite, in una narrazione di grande effetto visivo.
Nella sua User Experience Conference del 2002, anche Nielsen dedica un seminario specifico al vision engineering [36].

Visibilità come immaginazione

Nessun pericolo, dunque, di perdere la facoltà visiva nel web. Il pericolo è un altro. Rileggiamo il brano di Calvino.

Se ho incluso la Visibilità nel mio elenco di valori da salvare è per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facoltà umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall’allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini.

Immagine come immaginazione, allora, e visibilità come visione creativa.
Un messaggio forte, specie nel web, dove la tentazione del copia e incolla è così forte, dove si vedono pochi spunti originali e tanti ricicli, copiati pari pari in diversi siti, addirittura con le stesse parole. In barba alle norme sul diritto d’autore, e al rispetto per lo sforzo intellettuale.
L’impegno di questo libro è proprio questo: scoprire che cosa c’è di nuovo nel content management, o che cosa c’è di antico da vedere con occhi nuovi.


MOLTEPLICITÀ

Il romanzo contemporaneo come enciclopedia, come metodo di conoscenza, e soprattutto come rete di connessione tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo.

È il tema della quinta lezione. Nel nostro gioco di parallelismi, sostituiamo “il romanzo” con “internet”. Nel web ogni parola può esplodere in molte direzioni, affacciarsi su culture e lingue diverse e portarci chissà dove. La scrittura è un invito al viaggio di cui non si conosce la fine.

Molteplicità d’interessi

Il viaggio di Calvino nella letteratura alla ricerca di esempi di molteplicità parte da Carlo Emilio Gadda.

In ogni episodio dei romanzi di Gadda, ogni minimo oggetto è visto come il centro d’una rete di relazioni che lo scrittore non sa trattenersi dal seguire, moltiplicando i dettagli in modo che le sue descrizioni e divagazioni diventino infinite.

Ingegnere, nutrito di cultura scientifica e filosofica, Gadda rappresenta il mondo come un garbuglio, senza cercare di attenuarne la complessità.

L’esempio migliore di questa rete che si propaga a partire da ogni oggetto è l’episodio del ritrovamento dei gioielli rubati al capitolo 9 di Quer pasticciaccio brutto de la via Merulana. Relazioni di ogni pietra preziosa con la storia geologica, con la sua composizione chimica, con i riferimenti storici e artistici e anche con tutte le destinazioni possibili, e con le associazioni d’immagini che esse suscitano.

Che aggiungere, sul web? Forse solo il vantaggio di diversi livelli di lettura, e di poter spostare i dettagli in profondità, per non trasformare il testo in un capolavoro impossibile come il Pasticciaccio.

Molteplicità di ricerca

Altra tappa del viaggio: Marcel Proust e la sua Recherche.

Neanche Proust riesce a vedere finito il suo romanzo-enciclopedia, ma non certo per mancanza di disegno, [...] ma perché l’opera va infoltendosi e dilatandosi dal di dentro in forza del suo stesso sistema vitale. [...] Il mondo si dilata fino a diventare inafferrabile, e per Proust la conoscenza passa attraverso la sofferenza di questa inafferrabilità.

La sofferenza dell’inafferrabilità nel web è la frustrazione del lettore. Interagendo con il pc, e idealmente con l’autore, il lettore costruisce da sé il proprio percorso. Tutta questa libertà finisce a volte per ingabbiarlo, generando smarrimento.
Anche con un buon lavoro sulla usabilità, questo disagio non è del tutto eliminabile, almeno fino a quando la lettura ipertestuale non sarà familiare a tutti. Ma l’autore deve fare la sua parte. Deve garantire la qualità e la continuità dell’informazione a ogni passaggio. Deve chiedersi che cosa il lettore vuole sapere e con quale priorità. Deve sapere che la sua autorità potrà disperdersi nell’abbondanza dell’ipertesto, e che per riqualificare quell’autorità occorre un aggiornamento meticoloso e costante del sito.

Molteplicità di percorsi

Calvino spiega poi la sua predilezione per Jorge Luis Borges:

perché ogni suo testo contiene un modello dell’universo o d’un attributo dell’universo, [...] perché sono sempre testi contenuti in poche pagine, con una esemplare economia d’espressione; [...] Per esempio il suo più vertiginoso saggio sul tempo, El jardin de los senderos che se bifurcan (Ficciones, Emecé, Buenos Aires 1956), si presenta come un racconto di spionaggio, che include un racconto logico-metafisico, che include a sua volta la descrizione d’uno sterminato romanzo cinese, il tutto concentrato in una dozzina di pagine.

Il giardino dei sentieri che si biforcano. Oltre alla metafora del giardino, così adatta al web [37], colpisce quell’immagine del bivio, ben rappresentativa dello snodo ipertestuale.
Anche Gabriella Alù si è ispirata a Borges, nel suo sito “Ipertesto”.

La Rete è un gigantesco e labirintico "luogo/non-luogo" costituito da innumerevoli ipertesti in cui troviamo la concretizzazione virtuale di ciò che da tempo sta scritto in due grandi racconti di Borges: l`utopia del libro senza fine de "Il libro di sabbia" e l`utopia della biblioteca completa ne "La biblioteca di Babele".
Io mi limito ad indicare due sentieri che si biforcano [38].

Molteplicità di stili

Non poteva mancare un cenno a un altro romanziere “enciclopedico”: Raymond Queneau. Calvino lo cita per ragioni diverse, ma qui ci ricorda la molteplicità di stili richiesta dal web, dove si comunica in ogni direzione: one-to-one (e-mail), one-to-many (siti web, intranet, newsletter), many-to-many (chat, mailing list, forum, newsgroup).
Alla scrittura è richiesto di saper cambiare, secondo necessità, il flusso: da verticale (autore-lettore) a orizzontale (tanti scrittori - tanti lettori); cambiare l’obiettivo: informativo, negoziale, commerciale; e cambiare lo stile.
Illuminanti su questo tema gli "Esercizi di stile" di Queneau, che raccontano un banale episodio di cronaca in 99 stili diversi [39]. Al content manager non serviranno 99 stili, ma fantasia, sensibilità e repertorio linguistico.

Molteplicità di racconti

Dopo altri esempi di molteplicità (Musil, Goethe, Valery, Perec…), Calvino parla di sé.

Queste considerazioni sono alla base della mia proposta di quello che chiamo “l’iper-romanzo” e di cui ho cercato di dare un esempio con Se una notte d’inverno un viaggiatore. Il mio intento era di dare l’essenza del romanzesco concentrandola in dieci inizi di romanzi, che sviluppano nei modi più diversi un nucleo comune, e che agiscono su una cornice che li determina e che ne è determinata. Lo stesso principio di campionatura della molteplicità potenziale del narratore è alla base d’un altro mio libro, Il castello dei destini incantati, che vuol essere una specie di macchina per moltiplicare le narrazioni partendo da elementi figurali dai molti significati possibili come un mazzo di tarocchi. Il mio temperamento mi porta allo “scrivere breve” e queste strutture mi permettono d’unire la concentrazione nell’invenzione e nell’espressione con il senso delle potenzialità infinite.

Molteplicità di relazioni

Una “rete di connessione tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo”.
Interazione, dunque. È il valore centrale del web. Scrivere significa qui aprire uno spazio per condividere interessi con altre persone in modo attivo, anche scambiando il ruolo di lettore e di scrittore, attraverso i vari strumenti di community [40].
Ma soprattutto attraverso la e-mail, che rimane la risorsa più utile, più veloce, comoda ed economica. Questa semplicità d’uso, però, se mal governata, comporta anche una forte carica ansiogena. Molta gente si manda messaggi da un tavolo all’altro della stessa stanza, solo per risparmiare conflittualità. Così i problemi risolvibili con brevi incontri vengono solo scaricati su altri.
Spiega Ermanno Guarneri [41]: “Nel web, nella posta elettronica, nelle chat, persino nelle intranet si possono sviluppare livelli di discussione non previsti. Questo perché sono le macchine stesse a spingere verso la creazione di comunità virtuali (il mezzo meccanico aggrega le persone che lo usano). Nonostante le potenzialità multimediali del web, rimane la scrittura il canale più importante. E la scrittura nel web genera e alimenta le comunità: lo stesso fenomeno del flaming - le litigate online - è dovuto proprio al trasporto emotivo, al senso di appartenenza che si crea nella Rete tra le persone.”
Un caso di forte senso di appartenenza generato dalla molteplicità di relazioni, proprio intorno alle Lezioni americane, è la rivista Countdown.
Nata nel 1998, si è chiamata così, “conto alla rovescia”, per l’idea di editare cinque numeri, sui temi delle lezioni di Calvino, e di esaurirsi con l’esaurirsi del millennio. Dice Massimo Randone, uno dei fondatori: “Il nostro intento era coagulare una rete d’intelligenze diffuse e ignote. Il meccanismo editoriale è semplice: chiedere in prestito a Calvino i temi delle sue Lezioni americane e costruirvi attorno un semestrale. Con due direzioni culturali: da un lato andare verso il mondo esterno pubblicando interviste, riflessioni, scritti e giochi sul singolo tema del numero (Esattezza, Visibilità, …) e dall’altro ricevere dal mondo esterno una massa incontrollata di punti di vista, interpretazioni, chiavi di lettura sullo stesso tema, tutti rigorosamente su formato cartolina postale. Questo ha creato una comunità di ‘cartolinanti’, che ha prodotto più di 1200 contributi, interrelando la redazione interna al territorio delle intelligenze ‘stanate’ [42].”

Molteplicità di verità

Quella che prende forma nei grandi romanzi del XX secolo è l’idea d’una enciclopedia aperta, aggettivo che certamente contraddice il sostantivo enciclopedia, nato etimologicamente dalla pretesa di esaurire la conoscenza del mondo rinchiudendola in un circolo. Oggi non è più pensabile una totalità che non sia potenziale, congetturale, plurima.

Enciclopedia aperta. Potrebbe essere una definizione del web, con i relativi dubbi di sempre: chiudere il lettore in un circolo, per non perderlo, o aprirlo a infinite connessioni? favorire o evitare la sua uscita dal sito? ricercare la sua fedeltà puntando su tentazioni limitate o su libertà, qualità, aggiornamento, autorevolezza, interazione?

A differenza della letteratura medievale che tendeva a opere che esprimessero l’integrazione dello scibile umano in un ordine e una forma di stabile compattezza, come la Divina Commedia, [...] i libri moderni che più amiamo nascono dal confluire e scontrarsi d’una molteplicità di metodi interpretativi, modi di pensare, stili d’espressione. Anche se il disegno generale è stato minuziosamente progettato, ciò che conta non è il suo chiudersi in una figura armoniosa, ma è la forza centrifuga che da essa si sprigiona, la pluralità del linguaggio come garanzia di una verità non parziale.

Ma nel web la molteplicità non genera anche confusione? e quale ruolo deve avere il content manager: semplificare la molteplicità oppure alimentarla?
Insomma, quale e quanta molteplicità? Calvino ha un’idea:

Qualcuno potrà obiettare che più l’opera tende alla moltiplicazione dei possibili più s’allontana da quell’unicum che è il self di chi scrive, la sincerità interiore, la scoperta della propria verità. Al contrario, rispondo, chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.

Molteplicità di letture

“Una combinatoria di letture”.
Finisce qui questa raccolta un po’ spericolata di estrapolazioni da Lezioni americane.
Naturalmente il gioco potrebbe continuare all’infinito.
Per esempio, ricordando che Calvino si è fermato al quinto dei suoi “six memos”, ma aveva già il titolo del sesto, Consistency, coerenza (nel web: coerenza tra parole e grafica, tra informazione e stile…).
O che aveva già in mente altre lezioni, tra cui una dal titolo Del cominciare e del finire (proprio i momenti più critici della scrittura online).
O che sono ancora nella letteratura le fonti migliori per lo scrittore, e non in siti, riviste, manuali di settore. Letteratura come motore d’immaginazione, come assimilazione e rielaborazione per produrre idee originali e potenti.
A chi giudicasse questa un’ambizione eccessiva per il mestiere del content manager, legato più alla concretezza organizzativa che alla creatività, dedico un ultimo pensiero di Calvino. Basterà come sempre sostituire “letteratura” con “web”.

L’eccessiva ambizione dei propositi può essere rimproverabile in molti campi d’attività, non in letteratura. La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là d’ogni possibilità di realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione. Da quando la scienza diffida dalle spiegazioni generali e dalle soluzioni che non siano settoriali e specialistiche, la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo.

 

[1] Puoi trovare tutto il romanzo online. La scena dei mulini a vento è nel l’ottavo capitolo.
http://www.liberliber.it/biblioteca/c/cervantes/don_chisciotte_della_mancia/html/1_08.htm
[2] Alt text (alternative text) è il breve testo che appare quando si passa il mouse su un`immagine e che prende il posto dell`immagine se questa non viene scaricata. Utilissimo per tutte le immagini che trasmettono delle informazioni.
[3] Secondo la definizione di Luisa Carrada, usabilità è "ciò che chiede all`utente di un sito di pensare il meno possibile", fornendogli un ambiente nel quale può muoversi a suo agio, trovando senza sforzo ciò che gli serve. Quindi è un insieme di chiarezza, qualità estetiche, capacità comunicativa e interattiva, velocità della fruizione e della consultazione. Il web content manager è uno dei massimi responsabili dell’usabilità.
Vedi il capitolo 13 di questo libro.
[4] È il famoso articolo “How People Read on the Web?”www.useit.com/alertbox/9710a.html
[5] http://www.gerrymcgovern.com/nt/2002/nt_2002_01_28_simple.htm
[6] Ernest Hemingway, Il principio dell’iceberg. Intervista sull’arte dei scrivere e narrare, a cura di George Plimpton, Il melangolo, Genova 1996, pagina 10.
[7] Microcontent è un termine coniato da Jakob Nielsen. Indica i titoli, i sottotitoli, i link, le voci di indice di una pagina web: quelle "perle di chiarezza" di 40/60 caratteri al massimo che devono far pregustare al lettore i "macrocontent" che potrà trovare, e quindi attrarlo e guidarlo all`interno di un sito. Esercitarsi sul microcontent è una delle sfide più difficili per il talento editoriale dello scrittore online.www.useit.com/alertbox/980906.html
[8] Vedi su questo l’articolo di Vincenzo Cimino www.mestierediscrivere.com/testi/grafologia.htm, e il commento di Luisa Carrada www.mestierediscrivere.com/testi/divagazioni.htm
[9] Niccolò Ammaniti, Io non ho paura, (Einaudi 2001), pag. 20
[10] Esemplare per questo il nuovo sito Smau, specie nella sala stampa. Ne puoi trovare la testimonianza di Mariella Governo, direttore comunicazione di Smau, nel capitolo 6 di questo libro.
Preliminari ridotti al minimo, ottima sintesi visiva in ogni pagina, pochi click e subito all’informazione.
[11] Giorgio De Rienzo, Calvino, la formula della leggerezza, in Corriere della Sera, 12 novembre 2001, pag. 21. Lo studio si concentra sul romanzo Palomar. Ben 6 verbi tra le 10 parole più ricorrenti: potere, fare, vedere, stare, dire, pensare. Persino il verbo statico per eccellenza, “stare”, è sempre accoppiato con verbi di azione e di movimento (sta annaffiando, sta strappando…). Tra i verbi di visione vince “vedere”, rapido e percettivo, rispetto a “guardare”, lento e riflessivo (79 volte, contro 54). Per trovare il primo aggettivo bisogna scendere al 23° posto (umano).
[12] Vedi spedire, pagare, gestire, cercare, nella home page di www.poste.it.
Singolare l’opinione di Filippo Tommaso Marinetti sulla rapidità dell’infinito: “tondo come una ruota, adattabile come una ruota a tutti i vagoni del treno delle analogie, costituisce la velocità stessa dello stile. Il verbo all`infinito nega per se stesso l`esistenza del periodo, ed impedisce allo stile di arrestarsi e di sedersi in un punto determinato. Mentre il verbo all`infinito è rotondo e scorrevole come una ruota, gli altri modi e tempi del verbo sono o triangolari, o quadrati, o ovali.”
Dal Manifesto Distruzione della sintassi, Immaginazione senza fili, Parole in libertà, (http://digilander.iol.it/italcau/5_futurismo/futurismo24.htm).
[13] Sulla punteggiatura nel web puoi vedere www.mestierediscrivere.com/testi/punteggiatura.htm
[14] Le Faq sono nate nelle aziende americane, per spiegare i valori di un’impresa ai nuovi assunti e addestrarli a rispondere ai quesiti della clientela. Molto usate anche nelle cartelle stampa e nelle monografie, nei siti web aiutano a costruire e potenziare l’identità, la cultura, lo stile dell’impresa. Vanno però seguite e aggiornate spesso: un altro compito del content manager.
[15] Senza assolutismi, però: a volte arrivare subito al dunque non è efficace. Se devi guidare il lettore a un acquisto, o a cambiare un’opinione, devi prima incuriosirlo, poi coinvolgerlo, poi convincerlo, e solo alla fine spingerlo ad agire.
[16] Sulle teniche di progettazione di testi e ipertesti, e sull’uso di scalette e mappe mentali, vedi gli scritti di Umberto Santucci, uno dei maggiori esperti sull’argomento, nel sito www.umbertosantucci.it. Sul metodo del clustering, che io ritengo il più adatto al web, vedi il sito di Gabriele Rico – www.gabrielerico.com - centrato sui processi naturali della creatività nella scrittura. Il sito s’intitola proprio Writing the natural way (scrivere in modo naturale). Sottotitolo: Turn the task of writing into the joy of writing (trasformare il dovere di scrivere nel piacere di scrivere).
[17] Stephen King, On writing, Sperling & Kupfer, pagina 120 e seguenti.
[18] L’ortografia, poi, è la più subdola e perversa di tutte le regole. Prima che per la tua intelligenza, il lettore ti giudicherà per la tua ortografia. Gli americani usano il termine tooth-spinach effect, effetto spinacio tra i denti: se parli con uno che ha mangiato spinaci, e uno gli rimasto proprio lì, tra un dente e l’altro, tu guardi la sua bocca non per leggere le sue parole, ma per vedere se lo spinacio è sempre lì, beatamente esposto tra i suoi sorrisi.
Puoi trovare le regole essenziali di ortografia e di editing nel mio libro Scrivere. Una fatica nera, capitolo 17, scaricabile gratuitamente dal sito www.comuniconline.it.
[19] Sebastiano Messina, E Palazzo Chigi creò l’inglese, La Repubblica, 8 dicembre 2001
[20] Alla struttura sono dedicati i capitoli 12 e 13 di questo libro.
[21] http://www.paravia.it/scheda_opera.php?ID=764
[22] Presidenza del consiglio dei ministri, Manuale di stile, Il Mulino, Bologna 1997. Pubblicato su iniziativa del ministro Franco Bassanini, il Manuale di stile si richiama al Codice di stile, voluto nel 1993 dal ministro Sabino Cassese, a sua volta ispirato ad analoghe esperienze di altri paesi: dal Plain Language americano alla Charte des services publics francese, al Plan de Modernizacion de la Administracion del Estado spagnolo. http://www.mestierediscrivere.com/pdf/PlainLanguage.pdf
[23] Un caso esemplare: il sindaco di Padova un giorno riceve una lettera di un cittadino che lamenta l’oscurità di un manifesto comunale. Il cittadino è Michele Cortelazzo, professore universitario di grammatica italiana. Accettando la provocazione, il sindaco gli chiede di indicare come fare altrimenti. Ne nasce un progetto di revisione della scrittura amministrativa che spicca per acutezza ed efficacia. www.mestierediscrivere.com/testi/cortelazzo.htm
[24] Vedi il già citato articolo di Jakob Nielsen “How People Read on the Web?” www.useit.com/alertbox/9710a.html
[25] Precedente a Jakob Nielsen è il modello di “lettura a S” individuato da Sigfried Vöghele (Metodo dialogo, Sarin 1988, pag. 259). Quando leggiamo una lettera, dice Vöghele, nei primi cinque secondi descriviamo con lo sguardo una o più “S” lungo il foglio: guardiamo prima il marchio, per capire da chi arriva il messaggio; poi l’indirizzo, per vedere se è proprio per noi; poi le parole evidenziate nel corpo centrale; poi la firma, per riconoscere l’autore; infine il post scriptum, per cogliere il messaggio più forte. Se in quei cinque secondi abbiamo trovato qualche interesse, torniamo a leggere dall’inizio. Altrimenti buttiamo.
[26] Riflessioni ed esempi di scrittura visiva sono nel prossimo capitolo di questo libro. Fondamentale su questi temi è anche il sito Efuse - www.efuse.com - ricco di consigli sul web design e prima ancora sul web-pensiero.
[27] Ernest Hemingway, Il principio dell’iceberg, op. cit., pagina 41.
[28] Vedi l’articolo di Stefano Scalich Sator Arepo Tenet Opera Rotas! Ovvero: come dipingere con le parole, nel sito di Luisa Carrada, http://www.mestierediscrivere.com/testi/sator.htm
[29] Il brano è tratto dall’articolo di Teresa Ciulli “Parole d’amore”, in http://www.comuniconline.it/pagina.asp?ct=173
[30] Molti dizionari retorici si trovano in Rete. Comodo ed essenziale quello in www.letteratour.it/dizio/dizret.htm
[31] www.useit.com/alertbox/20000723.html
[32] http://www.gerrymcgovern.com/nt/2001/nt_2001_12_10_broadband.htm
[33] Commenta Riccardo Staglianò, scrittore e giornalista: “È un risultato che ha preso in contropiede molti esperti di new media, e soprattutto i designer di siti che puntavano molto su animazioni ed effetti speciali. [...] Tutto quello che si diceva sulla specificità multimediale dei giornali online [...] subisce un ridimensionamento e il buon vecchio testo rimane l`attrattiva principale. http://pro.html.it/view_articolo.asp?id=90&idcat=15
[34] I due brani sono tratti dall’articolo di Santucci “Visualizzare e verbalizzare” in http://www.letteratour.it/lingua/B01visual01.htm.
[35] Scopo della PNL è capire il carattere dell’interlocutore per mettersi in sintonia con lui, usando parole adeguate al suo linguaggio e al suo canale percettivo. La persona visiva usa verbi come vedere, dipingere, chiarire, focalizzare, osservare, schematizzare; aggettivi come chiaro, scuro, limpido, fosco, colorato, brillante; frasi come non ci vedo chiaro, è un concetto un po’ sfocato. L’auditivo sceglie verbi come suonare, intonare, sussurrare, dire; aggettivi come sordo, crescendo, armonico; frasi come ti ascolto attentamente, qualcosa mi dice che. Il cenestesico usa verbi come contattare, impressionare, sensibilizzare; aggettivi come morbido, corposo, malleabile; frasi come ho afferrato il concetto, ho la sensazione che.
Per saperne di più sulla PNL: Bandler & Grinder, La struttura della magia, Astrolabio; Paul Watzlawick, La realtà della realtà, Astrolabio; Daniel Goleman, Intelligenza emotiva, Bur; Giulio Granata, PNL la programmazione neurolinguistica, De Vecchi; Benouski/Quintarelli, Conquistare il cliente con la PNL, Franco Angeli.
[36] http://www.nngroup.com/events/
[37] Famosi gli “Hypertext Gardens” di Mark Bernstein, in “Eastgate Hypertext Resources”, il più completo sito al mondo sull’ipertesto: www.eastgate.com/Hypertext.html
[38] I due sentieri sono: quello delle parole, che riflette sull’intreccio delle teorie ipertestuali con le scienze umane e con le tecnologie; e quello delle cose, che dà consigli pratici per progettare e realizzare pagine web. L’Ipertesto di Gabriella Alù si trova nella sezione "Saggi e testi" dello SWIF, il sito web italiano per la filosofia. http://lgxserver.uniba.it/lei/scuola/alu/home.htm  
[39] Raymond Queneau, Esercizi di stile, Einaudi, Torino 1983. L’episodio è un comune litigio su un autobus. Ecco il brano originale: “Sulla S, in un`ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore più tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: “Dovresti far mettere un bottone in più al soprabito.” Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.”
Ed ecco alcune varianti.
AUDITIVO. Dringhete dranghete, sussultando, sbuffando e tossicchiando, ecco l`Esse che stride lungo il bordo sfrigolante del marciapiede, mentre le trombe d`oro del sole bemollizzano mezzogiorno. I pedoni, belanti come cornamuse, squittiscono nel salire scalpicciando. ...
IGNORANZA. Io proprio non so cosa vogliono da me. Va bene, ho preso la S verso mezzogiorno. Se c`era gente? Certo, a quell`ora. Un giovanotto dal cappello floscio? Perché no? Io vado mica a guardare la gente nelle palle degli occhi. Io me ne sbatto. Dice, una specie di cordoncino intrecciato? Intorno al cappello? Capisco, una curiosità come un`altra, ma io queste cose non le noto. Un cordoncino... Boh. ...
LITOTI. Non s`era in pochi a spostarci. Un tale, al di qua della maturità, e che non sembrava un mostro d`intelligenza, borbottò per un poco con un signore che a lato si sarebbe comportato in modo improprio. Poi si astenne e rinunciò a restar in piedi. Non fu certo il giorno dopo che mi avvenne di rivederlo: non era solo e si occupava di moda.
[40] Al valore e al funzionamento delle community è dedicato il capitolo 19 di questo libro.
[41] Più noto come “Gomma”, è stato responsabile editoriale di Zivago, la prima libreria online italiana, ed è uno dei maggiori esperti di comunità virtuali. Per contattarlo: gomma@decoder.it  
[42] La rivista ha poi generato un sito: http://www.count-down.net