
IL LINGUAGGIO DELLA SALUTE
Come migliorare la comunicazione con il paziente
a cura di Alessandro Lucchini, Francesca Gagliardi, Paolo Carmassi
Sperling & Kupfer Editore
Euro 17,00 (i diritti d'autore sono devoluti a Emergency)
Abbiamo creduto tutti (o quasi) presente la finale del campionato del mondo di calcio del 2006, quello vinto dall’Italia. Ecco, immaginiamo di rivedere il filmato con la scena dell’ultimo rigore: Grosso è fermo e guarda la porta, poi parte e si avvicina a calciare. Quando arriva con il piede sul pallone il filmato, anziché proseguire, si ferma, e non vediamo il gol. Se misuriamo il tempo dall’inquadratura di Grosso fino alla sospensione della scena sono 22 secondi. Perché guardare un video tagliato così? Appunto perché dura quei 22 secondi: gli stessi che, secondo l’autorevole rivista British Medical Journal, in media un medico lascia parlare i suoi pazienti. Sempre secondo la medesima ricerca, se al paziente fosse concesso un altro minuto, in quello spazio di tempo avrebbe descritto con precisione il 70% dei sintomi.
Da qui, ma anche da altre considerazioni ancora, parte l’idea che ha spinto Alessandro Lucchini a curare un nuovo volume, che non a caso si intitola Il linguaggio della salute. Come migliorare la comunicazione con il paziente. Lucchini, e i suoi 49 collaboratori hanno dunque messo in piedi a loro volta una ricerca complessa, i cui risultati si riassumono nel volume, che non vuole solo essere uno studio sulla realtà della comunicazione nel mondo della sanità italiana, ma vuole proporre analisi e proposte operative su come renderla migliore. Partendo peraltro dall’assunto che c’è molto da fare, ma che non tutto è da buttare; che degli sforzi si stanno già facendo in questa direzione, ma che si può fare di meglio. A ribadire la necessità di guardare avanti è, d’altronde, uno come Umberto Veronesi, l’oncologo di fama mondiale, che firma la prefazione del volume: egli, infatti, a conclusione del suo breve intervento, dice: “Mi piacciono le parole che danno fiducia e speranza: nella scienza, verso traguardi che saranno sicuramente raggiunti e nella guarigione, che è l’obiettivo di ogni medico”.
Le parole di Veronesi si possono usare per spiegare tutto il senso del libro: far vedere che è possibile “guarire” le “malattie” della comunicazione legata alla salute: è possibile fare in modo che il medico si esprima più chiaramente con il paziente senza usare “paroloni”; è possibile fare in modo che gli avvisi delle Ulss non richiedano un esperto per essere comprese; è possibile fare in modo che i “bugiardini” (cioè i foglietti illustrativi dei medicinali) siano chiari e leggibili a chiunque; è possibile cioè, in sostanza, fare in modo che la comunicazione, ad ogni livello del mondo complesso della salute, aiuti a guarire, non ostacoli.
Si può fare, come ci viene fatto ben vedere nel quarto capitolo del libro, che ha un titolo che p un programma: Funziona!, dove vengono proposti alcuni esempi di buona comunicazione e di buone pratiche in funzione di una buona comunicazione. Che è composta, come sappiamo bene, di parole giuste al momento giusto, ma può essere fatta anche di quello che si chiama “linguaggio non verbale”: gesti, mimica, sguardi. Non ce lo ricordassimo, ci pensa a rammentarcelo Gino Strada, in un’intervista con la quale si chiude il libro. Alla domanda su come facciano i medici di Emergency a curare pazienti con cui c’è spesso una barriera linguistica e culturale notevole, egli infatti risponde: “Abbiamo aggirato questo ostacolo con un’attenzione fatta di gesti, di manifestazioni di interesse. Noi giochiamo con i bambini anche se non capiscono le nostre parole”. Ecco, il punto è forse questo: per entrare in sintonia con una persona malata o che ha bisogno comunque del nostro aiuto, c’è bisogno anzitutto di una “manifestazione di interesse” nei suoi confronti. Facile no? Come diceva un famoso slogan di un farmaco: “basta la parola”. Non sarà sempre così, ma certo, una buona parola aiuta. E questo libro, fatto di parole, ce lo ricorda bene.
Lorenzo Carpanè