SCENARI

Tra finzione e realtà


“Sabato 25 dicembre, 6.32 del mattino. Nella sala di attesa del pronto soccorso un giovane di colore passeggia nervosamente avanti e indietro, stringendo a sé un orsetto di peluche. Volto stanco, occhi lucidi. A ogni passaggio alza lo sguardo verso la sala dell’accettazione…”

Potrebbe essere l’inizio di un romanzo, lo scorcio di un articolo che parla di un Natale diverso, l’inizio di una puntata del Dr. House.
In ogni caso si tratta di un racconto.
Si tratta di una forma di narrazione particolarmente familiare, non così diversa da quel «C’era una volta…» che rievoca i racconti di quando eravamo bambini.
È l’illustrazione di uno scenario, una forma tipica della narrazione, le cui origini risalgono ai tempi della commedia dell’arte, in pieno Rinascimento.

Molto usati anche oggi, gli scenari possono raccontare le previsioni d’impiego della tecnologia per valutarne l’usabilità e la rispondenza agli obiettivi stabiliti e molte aziende li usano come simulatori per prevedere gli esiti di scelte diverse di conduzione del business.

In ogni caso gli scenari hanno il compito di rappresentare le situazioni, passate o future, nella forma più fedele possibile.

Noi li usiamo come racconti didattici, presentando un metodo, che parte da situazioni vere (o verosimili), nelle quali poi inseriamo - nelle note - riflessioni e suggerimenti sul linguaggio.
Qui li usiamo come metafore, per poi inserirvi la “morale della favola”. Un`apparente fiction, con molta reality: più divertente per chi scrive, più attraente per chi legge (più evocativo, meno scolastico e colpevolizzante).
L`impaginazione segue il criterio “sopra/sotto”: sopra, il racconto vero e proprio; sotto, nelle note, l`analisi linguistica delle buone e delle cattive idee.
Si alza il sipario, buone riflessioni.