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Il potere dell’ascolto: may we have a dream?

di Chiara Lucchini

Qual è il potere dell’ascolto nelle negoziazioni, nella risoluzione dei conflitti, nella composizione dei piccoli e grandi contrasti che costellano ogni giorno della nostra vita?
Parte dai suggerimenti offerti da William Ury, antropologo ed esperto di negoziazione, in un TED tenuto di recente a San Diego, la nostra riflessione e il sogno di una vera e propria rivoluzione dell’ascolto.

Se una persona parla e nessuno ascolta, c’è davvero comunicazione?
L’ascolto è la metà mancante della comunicazione. È indispensabile, ma spesso sottovalutato.
Viviamo nell’era della comunicazione: tra cellulari, sms, tweet ed email, parliamo di continuo. Ma quanto riusciamo effettivamente ad ascoltare con così tante interruzioni e distrazioni?

Se abbiamo due orecchie e una bocca, un motivo c’è. Tendiamo a pensare che negoziare significhi parlare. In realtà, significa ascoltare. Se si studia il comportamento dei negoziatori di successo, si nota che ascoltano più di quanto parlino.

Sono almeno tre le ragioni per cui, in ogni trattativa o conflitto, ascoltare è essenziale.
La prima è che ci aiuta a capire il nostro interlocutore: dopo tutto, le trattative sono esercizi di potere, si cerca di cambiare l’opinione altrui; ma come riuscirci senza sapere quale sia questa opinione? L’ascolto è la soluzione.
La seconda ragione è che l’ascolto ci aiuta a entrare in contatto con l’altro essere umano. Ci aiuta a costruire rapporti, genera fiducia.
La terza ragione è che chi ascolta è più probabile che venga ascoltato. E che, alla fine, possa ottenere un “sì”.

Come ascoltiamo?

Spesso diamo l’ascolto per scontato, lo consideriamo semplice e naturale. Ma in realtà la capacità di ascoltare va appresa ed esercitata ogni giorno.
Di solito, quando ascoltiamo in superficie, percepiamo le parole, ci concentriamo su noi stessi.
Ma quando ascoltiamo davvero a fondo, i riflettori sono puntati sull’altro. Ascoltiamo non solo le parole, ma anche ciò che non viene detto, ciò che sta dietro alle parole. Ascoltiamo le emozioni, i sentimenti e i bisogni che celano.

Come liberare la nostra mente?

Il vero problema per cui ascoltare è così difficile è che la nostra mente è costantemente al lavoro. Ci sono talmente tanti rumori e distrazioni, che non abbiamo lo spazio mentale ed emotivo per riuscire ad ascoltare gli altri.
Se vogliamo ascoltare gli altri, dobbiamo innanzitutto imparare ad ascoltare noi stessi. Prendiamoci un momento di tranquillità per ascoltare ciò che succede dentro di noi, per calmare i nostri pensieri.
Se lo facciamo, ci verrà molto più facile ascoltare gli altri.

We have a dream: l’ascolto insegnato a scuola

Ed ecco il sogno. Una rivoluzione dell’ascolto che possa trasformare l’era della comunicazione in un’era dell’ascolto.

La domanda più importante, infatti, è: se ascoltassimo di più, che differenza farebbe nel mondo? La nostra più grande opportunità è prevenire i conflitti prima che abbiano inizio. Come? Non è facile, ma quasi sempre il primo passo è ascoltare.
E se insegnassimo ad ascoltare a scuola come insegniamo a leggere? Se alla radio e alla TV avessimo non solo talk show, ma anche listen show? Se non avessimo soltanto colloqui di pace, ma anche ascolti di pace?
Credo che otterremmo un “sì” molto più spesso, ed eviteremmo numerose lotte e guerre. Sarebbe meglio per tutti.

N.B.: se ci fossero dirigenti scolastici interessati a studiare insieme l’argomento, noi siamo qui 🙂

Un’esperienza recente

Tempo fa, sarà per le affinità di identità, noi di Palestra della scrittura siamo entrati in contatto con la Palestra di botta e risposta, un progetto di formazione al dibattito che l’Università di Padova propone dal 2006. Collegato al corso di “Teoria dell’argomentazione” (Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata), il progetto si propone di introdurre nelle scuole la metodologia del dibattito argomentativo. Di che si tratta?

Nel 1993, l’Organizzazione Mondiale della Sanità – capito? l’istituzione che ha come missione la salute degli esseri umani! – ha definito le 10 competenze essenziali per il benessere psicofisico che la scuola dovrebbe favorire: capacità decisionali e di problem solving, creatività e pensiero critico, comunicazione efficace, capacità di relazioni interpersonali, conoscenza di sé (punti deboli e forti), empatia, gestione delle emozioni e dello stress.
Non sempre le pratiche didattiche svolte a scuola sono progettate e condotte per sviluppare competenze trasversali. Il dibattito argomentativo, o debate, è un metodo orientato specificatamente allo sviluppo di molte fra le competenze indicate. Richiede infatti capacità di ricercare e analizzare informazioni, pensare in modo critico, argomentare con coerenza, costruire casi, comunicare a voce, prendere e organizzare note, prendere decisioni, e soprattutto, appunto, ascoltare in modo attivo.

Ne abbiamo avuto un’esperienza bellissima lo scorso 8 giugno, nell’evento di consegna dei premi agli studenti meritevoli organizzata dall’Unione Industriali di Varese. In due ore a ritmo molto serrato, 60 ragazzi si sono allenati a sviluppare un’argomentazione su un tema definito, ma soprattutto ad ascoltare le tesi altrui, e quindi a contro-argomentare. Il regolamento del debate prevede infatti che ogni squadra, ricevuto un argomento su cui dibattere, si prepara a sostenere una tesi e anche la tesi opposta; solo alla fine saprà quale tesi dovrà sostenere. Un metodo che punta proprio sull’ascolto, civile, pacato, attento, rispettoso, e solo in seguito sulle capacità espositive.

Grazie al potere dell’ascolto, insomma, possiamo cambiare le nostre relazioni, le nostre famiglie, il nostro mondo.

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Per approfondire:
The power of listening di William Ury
Learning to listen di Karyn Gagnon
5 ways to listen better di Julian Treasure
Prove di ascolto: 7 allenamenti per ascoltare in modo efficace di Alessandro Lucchini

  • Posted by Gianfranco Lucchini
  • On 1 Settembre 2017
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Tags: Chiara Lucchini, il potere dell’ascolto: may we have a dream?, Palestra della Scrittura