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“Reputati e integrati”. La coerenza della comunicazione aziendale

Di Lorenzo Carpanè

Dialogo e consenso con gli stakeholder; reputazione e affidabilità dell’azienda. Sono questi due gli assi portanti della comunicazione aziendale, come escono, o dovrebbero uscire, dalla quotidiana esperienza di chi se ne occupa per pratica quotidiana.

Ne discute oggi sul “Domenicale” del “Sole24Ore” Valerio Castrononovo recensendo il volume curato da Gianluca Comin, Comunicazione integrata e reputation management (Luiss University Press).

L’articolo e il libro ci offrono l’opportunità di riflettere su un aggettivo (“integrata”) e un’apposizione (“reputation”), e sull’intimo legame che le unisce.

“Integrata”. Una delle difficoltà che ancora oggi si riscontrano nelle aziende è quella di considerare “comunicazione” tutto ciò che l’azienda fa. Anche per le aziende vale infatti l’assioma “Non si può non comunicare”. Se restringiamo il campo ai testi scritti, valore comunicativo e quindi reputazionale, hanno anche le mail che si inoltrano a clienti, fornitori, partner. Non solo quindi comunicati stampa, testi per il marketing.
Non solo tutto è comunicazione, ma tutto si deve tenere. “Integrata”, per la comunicazione, ha molti significati, ma qui ne segnaliamo uno: coerente.

Se accade, come accade, che un’azienda si promuove per la modernità, l’innovazione (come del resto quasi tutte fanno) è coerente usare un linguaggio oscuro, contorto, talvolta magari errato nelle comunicazioni “di servizio”? La risposta è evidentemente no.

E, di conseguenza, se comunico male, quale reputazione l’azienda si va a costruire nel quotidiano rapporto con i suoi stakeholder?
Un’immagine che viene usata per descrivere il funzionamento ottimale di un’azienda è quella dell’orchestra: ognuno suona strumenti diversi, in tempi diversi, ma capace di produrre nell’insieme un suono armonico.

Lo stesso vale per la comunicazione: tutti, in una realtà aziendale (e organizzativa in genere) devono rispondere a uno stile, una armonia comune, pur suonando strumenti diversi, pur usando strumenti di comunicazione diversi.

Va da sé quindi che servono: addestramento, allenamento, capacità di migliorarsi quotidianamente. Ben sapendo che l’obiettivo è sempre uno solo: arrivare al destinatario nel modo migliore possibile e più coerente con l’insieme delle azioni compiute dall’azienda. Il che significa anche che se ci sono certo delle buone pratiche condivisibili per chiunque comunichi, è sempre necessario che ogni realtà sappia caratterizzarsi, darsi una identità nelle molteplici varianti che la lingua permette.

Ipotesi: il linguaggio condiziona la reputazione; la reputazione ha a che fare anche con il diritto? Dubbi e risposte (almeno alcune) nel corso “Scrivere diritto” (2 giornate, 28 marzo – 3 aprile).

  • Posted by Gianfranco Lucchini
  • On 9 Gennaio 2020
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Tags: Comunicazione, Lorenzo Carpanè, Palestra della Scrittura