5 assiomi del ricordare | da Pocherighe #203
di Silvia Sacchelli
Italo Calvino scriveva ne Le città invisibili:
“la memoria è ridondante:
ripete i segni perché la città cominci a esistere”.
Un assioma è una frase di partenza: non una verità assoluta, ma un punto da cui il discorso può cominciare. In comunicazione, gli assiomi più noti sono i cinque di Paul Watzlawick, che rendono visibili regole implicite del nostro modo di stare in relazione.
A partire da quell’idea, abbiamo provato un esperimento: formulare cinque assiomi del ricordare, la parola che ha accompagnato il mese di dicembre. A ispirarli sono le città della memoria de Le città invisibili di Italo Calvino.
I cinque assiomi del ricordare
1. Non si può non ricordare
Anche quando non ne parliamo, ricordiamo. La memoria continua ad agire in modo inconscio, orientando reazioni, riconoscimenti, familiarità, prima ancora che ce ne accorgiamo.
Tutte queste bellezze (si riferisce a Diomira)
il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città.
2. Ogni ricordo è interpretazione
Di ciò che accade non resta il fatto, ma il senso che gli attribuiamo. Un ricordo nasce per rendere abitabile un’esperienza, ma può irrigidirsi e smettere di orientare. È ciò che accade quando la memoria pretende di restare identica a sé stessa, quando non accetta di cambiare.
Obbligata a restare immobile e uguale a sè stessa
per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve.
La Terra l’ha dimenticata.
3. Il ricordo è sempre relazionale
Ogni ricordo porta con sé relazioni, presenze, assenze, legami che continuano ad agire nel tempo.
Ma la città (Zaira) non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.
4. La memoria orienta l’azione
La memoria non serve a guardare indietro, ma a decidere come muoversi, dove fermarsi, quando esporsi, cosa evitare. Questo è utile finché serve a proteggerci. Ma se resta ancorata solo alla sopravvivenza, ci blocca, come se il pericolo fosse sempre attuale.
Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza.
La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età.
Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù;
lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi.
5. Ricordare è un atto di presenza
Un ricordo può trasformarsi solo quando viene portato nel presente. Finché resta implicito, agisce nell’inconscio. Una reazione si ripete sempre nello stesso modo, senza che sappiamo perché. Quando riusciamo a riconoscere da dove nasce, quella reazione perde il controllo automatico e ci consente di darle un significato diverso.
È vano chiedersi se essi sono migliori o peggiori degli antichi,
dato che non esiste tra loro alcun rapporto,
così come le vecchie cartoline non rappresentano Maurilia com’era,
ma un’altra città che per caso si chiamava Maurilia come questa.
Qui trovi la newsletter completa: Pocherighe #203 – Ricordare
- On 12 Gennaio 2026
